Grumwalsky è morto di freddo (dal film La Haine di M. Kassovitz) 

“Ci si sente meglio dopo una bella cacata. Voi credete in Dio? Non bisogna domandarsi se si crede in Dio ma se Dio crede in noi. Avevo un amico che si chiamava Grumvalski, siamo stati deportati insieme in Siberia. Quando ti portano in Siberia nei campi di lavoro, si viaggia nei carri bestiame e si traversano steppe ghiacciate per giorni e giorni senza vedere anima viva, ci si scalda l’uno con l’altro, ma il problema è che per liberarsi, per cacare, nel vagone non si può e le sole fermate sono quando bisogna mettere l’acqua nella locomotiva. Ma Grumvalski era parecchio timido e già quando dovevamo lavarci in gruppo si sentiva molto a disagio; io lo prendevo un po’ in giro per via di questa storia. Insomma, il treno si ferma e tutti noi ne approfittiamo per andare a cacare dietro al vagone; ma io gli avevo talmente rotto le scatole al povero Grumvalski che lui decide di andarsene un po’ lontano.  Insomma il treno riparte, tutti saltano su al volo perché il treno non aspetta; il problema è che Grumvalski che se n’era andato via dietro a un cespuglio, stava ancora cacando, allora lo vedo correre fuori da dietro il cespuglio, reggendosi con le mani i pantaloni per non farli cadere e tentando di raggiungere il treno. Io gli tendo la mano, ma come lui mi tende le sue deve mollare i pantaloni che gli cadono alle caviglie, ritira su i pantaloni e si rimette a correre e i pantaloni gli cascano tutte le volte che Grumvalski prova a tendermi le mani….

“Allora insomma che è successo?”….

Niente, Grumvalski è morto di freddo”

La linea Haine We Riot Classicè ispirata da una delle scene più belle del capolavoro cinematografico di Mathieu Kassovitz, dedicato alle difficili condizioni di vita delle persone nelle Banlieue parigine.

La nostra interpretazione gira intorno al concetto di “diversità”, ovvero quel sentimento di rifiuto e di conseguente emarginazione delle persone nei confronti di una società che tende solo a creare individualismi e a condannare le diversità a meno che non portino business.

La timidezza di Grumwalsky incide in maniera decisiva sulle proprie sorti, rendendolo soggetto a prese in giro e denigrazione. Egli si emargina dai suoi compagni andando incontro alla morte perché se avesse “cacato” più vicino sarebbe riuscito a salire in tempo sul treno.

Tutto ciò genera “la haine”, l’odio, il sentimento più estremo e più difficile da scalfire.

Noi vogliamo combatterlo raccontando e mostrando cause/effetti dell’odio e possibili contromisure.

Il simbolo della nostra prima linea Classic è un personaggio che si ispira al Mahatma Gandhi, emblema della rivoluzione non violenta, che si copre il volto con la bandana e scende in “battaglia” contro l’odio e tutto i suoi derivati.

Riprendendo una delle citazioni più belle del film, il vero problema non “non è solo la caduta bensì l’atterraggio”; ovverosia  non si tratta solo di quella storica e lunga sequenza di scelte economiche, politiche e sociali a dir poco sciagurate che hanno influito in maniera determinante nella creazione di emarginazione, rabbia, violenza, delinquenza ed oppressione, ma è anche e soprattutto la ormai sempre più totale indifferenza dei media, delle aziende, della politica e di gran parte delle persone che sono state lasciate cieche a brancolare nel buio.

Haine We Riot Classic è una dichiarazione d’intenti, è una voce fuori dal coro, è graffiante come il nostro simbolo come graffianti saranno le nostre provocazioni!

Continuate a seguirci, ne vedrete delle belle …

Let’s  riot  together!

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