Oscurata dalla fama della Torre pendente e dallo sciame di visitatori che ogni giorno invade la maestosa Piazza dei Miracoli, patrimonio dell’Unesco, c’è una Pisa “underground” tutta da scoprire, dove ogni via, ogni piazzetta e ogni angolino, se osservati con occhio attento, regalano preziosi indizi di una grande attività di “strada”.

Pisa è una città giovanile e aggregativa a tutto tondo dove le attività sociali si sprecano.

La movida imperversa di notte tra Piazza dei Cavalieri, Piazza delle Vettovaglie, Piazza Sant’Omobono e lungo l’Arno, dove studenti e ragazzi s’incontrano per stare insieme fino a al mattino nonostante le reiterate proteste degli abitanti (spesso anziani) e del comune. Uomini e donne, ragazzi e ragazze parlano tra loro, si conoscono, s’informano, si aggregano, protestano, lottano, manifestano, magari s’innamorano e poco importa se bevono, fumano e fanno casino. Meglio che stare in casa davanti alle televisioni o dietro una tastiera o un cellulare perennemente preda di una società di consumismo e di falsi dei.

Il fervore sociale e intellettuale di Pisa ha permesso lo sviluppo di una miriade di associazioni e di centri sociali che organizzano ogni anno tante attività di grande rilievo come ad esempio “Canapisa”, la manifestazione per la liberalizzazione delle droghe leggere e la sensibilizzazione sul contesto ad esse legato che attira in città ogni anno migliaia di persone (nel 2017 furono circa 5.000 in corteo per le vie del centro).

Il Galeone Occupato, noto centro sociale pisano ubicato in via lucchese, organizza ogni anno tantissime attività tra cui concerti di musica underground, laboratori di writing e stencil murari, oltre a varie attività di sviluppo lavorativo. Recentemente è stato la sede per la presentazione del libro “Rote Zora” che racconta di una rete di donne che hanno portato avanti azioni femministe di guerriglia urbana nella Repubblica Federale Tedesca nel periodo 1975 – 1995, oltre alle lotte per l’aborto, contro lo sfruttamento sessuale e le tecnologie riproduttive.

Il Cantiere Sanbernardo è un’associazione culturale attiva in una chiesa sconsacrata e poi resuscitata che si definisce “un’autogestione democratico-libertaria di tendenza ricreativa a prezzi popolari”. Hanno ospitato, negli anni, artisti italiani e stranieri per eventi, laboratori e scambi culturali oltre ad aver organizzato, a loro volta, rassegne, festival e laboratori. Tra i più importanti ci sono il Teatro Cantiere, un gruppo teatrale residente, Senza Filo Music Contest, un contest dedicato alla musica acustica e alla sostenibilità ambientale e una rassegna di writing che dura da molti anni denominata Materia.

L’associazione Rebeldia, che da oltre 25 anni promuove formazione e informazione, organizza eventi e conferenze sul rapporto fra Nord e Sud del mondo e ha il suo fulcro in una bottega di commercio equo-solidale chiamata “Il Chicco di Senape”; grazie al crowdfunding sono riusciti a racimolare somme che permettono di supportare i progetti in corso in Palestina, Chiapas e Cambogia.

Pisa ha anche ospitato il film “No Pet – Liberi e randagi”, di Davide Majocchi, contro il randagismo e l’abbandono degli animali.

Passando per l’Arena Garibaldi, ovverosia lo stadio Romeo Anconetani che ospita le gare casalinghe dell’ AC Pisa 1909, non si può fare a meno di notare l’attivismo sociale della sua calorosa tifoseria.

La Curva Nord Pisa, composta principalmente dai gruppi storici dei Rangers 1979 e dagli Sconvolts, nati nel 1984, oltre agli Wanderes, ai Kapovolti e agli Svitati è intitolata alla memoria di Maurizio Alberti, tifosissimo nerazzurro appartenente al gruppo dei Rangers.

“Mau”, come soprannominato da tutti, è stato vittima di una tragedia il 24 Gennaio 1999, durante l’infuocato derby La Spezia -Pisa, svoltosi allo stadio Picco, quando improvvisamente viene colto da malore.

L’ambulanza, priva di medico, è parcheggiata fuori dallo stadio e i soccorritori fanno fatica a muoversi perché la polizia, dato lo stato di grande tensione, controlla con apprensione tutte le uscite. Con grande ritardo portano via Maurizio, che avendo sofferto in passato di problemi cardiaci, ha un bypass impiantato. Un amico di Maurizio chiede di parlare con i soccorritori per metterli al corrente delle patologie di cui è a conoscenza ma il medico a bordo non c’è. Incredibilmente, il referto parla di “criticità media” e “perdita di conoscenza/svenimento”.

La superficialità della diagnosi è senz’altro influenzata dal fatto che un ultras in trasferta, dentro un settore ospiti, viene considerato solitamente alla stregua di un animale e di conseguenza legato all’abuso di alcool o stupefacenti. Di fatto non viene somministrato ossigeno ne tanto meno praticato un massaggio cardiaco.

A causa dell’inefficienza dei soccorsi e del solito trattamento di secondo piano, l’8 Febbraio, dopo 15 giorni di rianimazione all’ Ospedale Santa Chiara di Pisa, Maurizio si spegne.

Dopo il lutto scoppia la rabbia per l’inefficienza dei soccorsi. La famiglia, appoggiata dalla Curva Nord, intraprende una battaglia per accertare la verità. Le prove sono schiaccianti: si raccolgono numerose testimonianze che mettono in evidenza la superficialità dei soccorritori, il pregiudizio, un sistema di prevenzione inesistente con migliaia di persone lasciate in balia di se stesse nei settori popolari dello stadio.

Come al solito in Italia, dopo un lungo e costoso iter processuale, la sentenza è scontata: “insufficienza di prove”.  La fatica e gli sforzi, però, non sono stati vani. Nasce una grande sensibilità sul tema del soccorso negli stadi e iniziano a sorgete posti di “primo soccorso” anche nelle Curve. Ma gli sforzi del gruppo Rangers e della Nord per ricordare Mau non si limitano alla battaglia giudiziaria.

La Curva Nord viene intitolata a Maurizio, e una targa è affissa all’entrata del settore centrale della stessa. Nello stesso periodo, viene realizzato uno striscione dove sopra campeggia la scritta “Mau Ovunque” che girerà tutta l’Italia, al seguito del Pisa, come avrebbe fatto Maurizio. Tra le varie iniziative c’è il Trofeo Mau Ovunque, una manifestazione di tre giorni all’insegna dell’amicizia e del ricordo, dove i varie gruppi della curva si sfidano a calcio in ricordo di Maurizio, con la presenza di calciatori, allenatori e tifoserie amiche.

A Maurizio vengono inoltre dedicate tutta una serie di iniziative sociali e di intervento in situazioni limite, in Chiapas, Uganda, e Palestina. La voglia di ricordare un amico aiutando gli altri non conosce confini e il 22 gennaio 2018 vede la luce, con l’inizio dei lavori, “IL PARCO DI MAU” il primo parco inclusivo della città di Pisa, un’area verde dotata di spazi accessibili a tutti, completamente immerso nel verde del Viale delle Piagge, che sorgerà a fianco della biblioteca comunale SMS-Biblio.

Al finanziamento comunale si aggiungono le fondamentali donazioni che la Curva Nord ha raccolto e sta continuando a raccogliere, sia coinvolgendo i tifosi del Pisa che diversi soggetti privati affascinati dall’idea del progetto, ben 70.000 euro che saranno completamente destinati all’ acquisto delle attrezzature ludiche accessibili che troveranno spazio nel parco intitolato alla memoria di “Maurizio Alberti. http://ilparcoditutti.it/

La bellezza e l’anima di questa città sociale e combattiva sono tangibili in ogni vicolo e in ogni angolo, anche sotto forma di opere di street art.

Oltre al celeberrimo murales “Tuttomondo” di Keith Haring, ubicato in via Zandonai, si possono ammirare le opere di Blub, artista comparso per la prima volta in Spagna nel 2013 è spostatosi successivamente in Italia, dove è diventato famoso.

I suoi disegni che di solito sono visibili sopra i pannelli del gas, rappresentano personaggi storici, opere d’arte, attori, cantanti e calciatori con indosso una maschera da sub, che osservano i passanti dalla loro finestra sottomarina. Queste opere vogliono rappresentare l’abilità dell’arte nel nuotare e nel restare a galla anche in un momento storico in cui “siamo con l’acqua alla gola”, cavandosela come ha sempre fatto nel corso della storia.

Pisa è stata metaforicamente “sommersa” dalle sue opere d’arte, che si possono trovare in diversi luoghi della città. La mia preferita si trova in via Borgo Stretto, attraversando il ponte, dove potrete trovare “ La Madonna e Gesù con la maschera e il boccaglio”.

Altri due artisti di strada molto importanti sono James Boy, famoso per rappresentare figure femminili dalla pelle candida, in pieno contrasto con il nero dei contorni e dei capelli ed Exit-Enter, il cui nome d’arte deriva dalla scritta “Exit”, presente in moltissimi dei suoi disegni, meta che i suoi omini cercano instancabilmente di raggiungere. Egli compone opere formate da figure umane stilizzate insieme a cuori e palloncini rossi con l’idea che ogni uscita rappresenti anche un’entrata che conduce a qualcosa di nuovo poiché tutti vogliono cambiare qualcosa nella propria vita.

Fantastiche sono anche le opere di Bigghed, che ha diffuso in città, sotto forma di simbolo, un volto simile a quello dei Moai, le statue dell’Isola di Pasqua. Molto simile all’ “Obey Giant” di Shepard Fairey, il suo intento era quello di sottoporre i passanti ad una sorta di esame di coscienza, una riflessione interiore su sé stessi, davanti allo sguardo severo e indagatore del suo simbolo. A Pisa il volto del Moai si trova, ad esempio, in via Pasquale Paoli, vicino ad uno degli omini di Exit-Enter.  Il logo del Moai è dipinto sopra un castello di sabbia costruito da un bambino con indosso una maschera anti-gas. Si tratta molto probabilmente di una provocazione nei confronti delle vergognose politiche ambientali degli ultimi anni e dell’ inquinamento, piaga dei giorni nostri che sta rovinando il nostro pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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