Rieccoci. Sul treno che ci riportava verso l’aeroporto ce lo eravamo detti: “abbiamo lasciato un pezzo di cuore in questo quartiere”. A due anni di distanza dal primo viaggio, siamo tornati a St.Pauli.

Avevamo già scritto un articolo introduttivo sul nostro blog, dove abbiamo raccontato l’approdo, la genesi del viaggio e in breve la storia del quartiere, ma abbiamo voluto lasciare ai lettori la possibilità di immaginarsi i luoghi e gli avvenimenti senza raccontarli direttamente.

Questa volta però vogliamo andare oltre e raccontarvi un’esperienza che per noi è stata tra le più belle della nostra vita, ripartendo proprio da dove vi abbiamo lasciati, ovverosia all’uscita della S- Bahn Landungsbrücken. 

Quando venerdì sera siamo scesi alla stazione, la memoria ci ha guidati verso l’uscita che porta a un lungo ponteggio, costellato di lucchetti un po’ alla ponte Milvio, incastonati su tutto il corrimano fino alla balaustra che da sul porto, dove si trova un cannocchiale enorme. Vi abbiamo appiccicato il nostro primo adesivo Haine We Riot.

Sotto una notte stellata ci siamo messi a guardare il fluire del fiume Elba, enorme e oscuro, che si erge di fronte a noi con i suoi pontili dai quali partono i battelli che effettuano i giri turistici.

Le immense gru, le industrie e i cantieri del porto, il secondo dell’Europa per grandezza, si ergono maestose di fronte a noi, oscurando ulteriormente l’orizzonte. La sensazione è ancora più piacevole di quella precedente. Siamo tornati. Siamo a casa.

Senza perdere tempo abbiamo attraversato il parco dietro la stazione, salutato gli allegri barboni che dormono sotto al ponte e siamo arrivati al nostro albergo; una bettola strategica nel cuore di St. Pauli.

Ci siamo subito immersi nel quartiere con grande entusiasmo, e dopo aver mangiato un panino siamo andati al Jolly Roger dove abbiamo incontrato i ragazzi degli USP. Il Jolly Roger è una tappa obbligatoria per chi va a St. Pauli. Si tratta di un pub unico nel suo genere, meravigliosamente underground, tutto interamente ricoperto di stickers e adesivi sia dentro che fuori dal locale, sulle porte, sulle vetrate e pure sui cessi. Bere un’ Astra ascoltando musica punk in un luogo oscurato da fumo di sigarette e dalla luce soffusa, in un contorno di allegria, risate, puzza di birra rancida, sciarpe e adesivi antifa dovunque è un’esperienza senza prezzo.

Il Jolly Roger, oltre a essere un noto locale, punto di riferimento di tutti i tifosi del FC St. Pauli che si ritrovano prima e dopo la partita è anche la bandiera e il vessillo della squadra, adottato dal club quando un gruppo di squatter lo portò per scherzo ai giocatori vent’anni fa. Per rimarcare ancor di più il loro spirito ribelle, i tifosi decisero che il Jolly Roger diventasse il loro simbolo per eccellenza: la testa di uno scheletro umano con, alla base, due ossa messe a croce decussata. Un pezzo di storia.

Abbiamo passato una meravigliosa serata bevendo e chiacchierando con i ragazzi del St. Pauli che ci hanno anche portato a visitare il loro club, un posto straordinario.

L’aggregazione che si vive in questo quartiere è unica al mondo; infatti la rete di amicizie e contatti tra tifoserie, associazioni, movimenti antifascisti, punk, antagonisti, studenti e attivisti è infinita.

Un vero e proprio crogiolo di ribelli.

Il giorno seguente siamo andati al Millerntor a vedere la partita nella curva del St.Pauli con gli USP. Un’esperienza talmente fantastica che riesce difficile raccontarla a parole. Una squadra che milita storicamente nella seconda divisione tedesca seguita da 23.000 tifosi che ogni partita riempiono completamente i gradoni dello stadio che ribolle di cori e di amore per tutti i 90 minuti più recupero. St.Pauli è una comunità, uno stile di vita, una mentalità costituita da valori che permeano la storia di questo quartiere, il quale si oppone ai totalitarismi fin dal medioevo. Questi valori sono stati trasferiti anche sulle gradinate del Millerntor a partire dagli anni 80, dove un popolo di antifascisti, antirazzisti, no global, punk e autonomi difendono un’ideale senza scendere a compromessi.

Il St.Pauli è stata la prima società di calcio a promuovere campagne sociali. Ha ospitato il mondiale per nazioni non riconosciute, ha giocato contro Cuba per solidarietà a Fidel Castro, ha messo in piedi un torneo per rifugiati politici. Hanno avuto il primo presidente dichiaratamente omosessuale nella storia del calcio tedesco. Hanno fondato un network antifascista a livello mondiale chiamato Alerta, con la bandiera rossa che sovrasta quella nera. I tifosi sono coinvolti nelle politiche e nella gestione della società tramite l’AGIM, un’associazione costituita da loro stessi, che propose con successo la ridenominazione dello stadio da “Wilhelm Koch”, ex collaborazionista del regime nazista, a “Millerntor”. Lo stadio stesso è una sorta di enorme centro sociale dove sono stati ospitati manifestanti, attivisti e rifugiati. All’interno ci sono tantissimi murales contro il fascismo e la discriminazione razzista e sociale.

Hanno fondato il Fanladen, ovvero il coordinamento dei tifosi del St.Pauli, divenuto negli anni il promotore culturale e politico dei fans (stimati in 11 milioni in tutto il mondo), nonché riferimento sociale con i suoi progetti attivi per le strade del quartiere, tra cui “U18 Ragazzi”, che consiste nell’organizzazione e nella gestione delle trasferte degli Under 18 al seguito della squadra, e “Kiezkick”, calcio di strada con i ragazzi meno abbienti del quartiere.

Nel 1999 i tifosi hanno fondato l’AFM, il dipartimento dei soci attivi, che oltre a fungere da mediatore tra le istanze dei supporters e quelle del club, promuove una serie di progetti socialmente attivi rivolti ai giovani del club, come l’alternanza scuola-sport-lavoro.

A mio avviso, una delle più straordinarie iniziative che testimoniano il senso di appartenenza di questa comunità è la campagna di salvataggio soprannominata Retter – aktion (azione di salvataggio).

Nel 2003 il club navigava in pessime acque e rischiava di fallimento, perciò i tifosi hanno stampato e venduto di migliaia di t-shirt con il logo del St. Pauli (140.000) e la scritta Retter, in una sorta di autofinanziamento generale da parte della quasi intera comunità di St. Pauli.

La marca di birra Astra decise che le sue bottigliette sarebbero costate 50 cent in più, destinate alle casse del club, contribuendo a raccogliere fondi con la campagna “Drink Astra, save St. Pauli”, così come molti esercizi commerciali presenti nel quartiere.

Il Fanräume, “stanza del tifoso” è un progetto realizzato nel 2009 che costituisce un vero e proprio spazio polivalente per i tifosi, dove organizzare meeting, concerti e svariarti eventi culturali.

Altre iniziative di spessore sociale sono “Viva con Agua”, promossa anni fa dall’ex giocatore del club Benny Adrion, per la fornitura di acqua potabile nei paesi in via di sviluppo,  l’attivismo solidale di tifosi, soci e abitanti del quartiere nella vicenda “Lampedusa in Hamburg”, in riferimento all’esodo dei 300 migranti giunti in città nella primavera del 2013 e l’attivazione della piattaforma “Kiezhelden”, a mezzo della quale è possibile promuovere e sostenere svariati progetti finanziati con il meccanismo del crowdfunding.

Per concludere la parentesi tifosi, il club è da sempre gestito sotto la forma dell’azionariato popolare, con i dirigenti societari essi stessi “tifosi” di questo club di quartiere.

Al termine della partita, i ragazzi ci hanno portato in giro per il quartiere tra St.Pauli e Sternschanze, dove abbiamo visitato il Rote Flora, il più grande centro sociale d’Europa, nato dall’ occupazione di un ex Teatro trasformato in centro culturale dagli anni Ottanta. Si respira a pieni polmoni l’atmosfera di totale relax e integrazione tra le persone; una boccata di ossigeno rispetto alle bieche politiche italiane.

Dietro il Rote Flora c’è una grande pista di skate, un parco, un campetto da basket e un palazzo interamente “pittato” con una palestra all’ aperto per fare climbing e tantissime persone che vivono in totale armonia tra loro. Famiglie con i bambini che girano o prendono il sole, writers con le bombolette che fanno live painting, ragazzi e ragazze che fumano canne, bevono, mangiano, amoreggiano e sentono musica senza nessun problema, godendosi una sana e genuina aggregazione di un romanticismo antico, il tutto in totale sintonia con lo “stile St.Pauli”.

Dopo aver bevuto un’altra dozzina di birre ci siamo congedati ringraziando gli USP e siamo tornati in albergo stremati dalla stanchezza, ma con uno spirito leggero come poche volte nella vita.

Domenica ci siamo goduti il resto del quartiere tornando a girare nel Kiez e per la Hafenstrasse, il viale che costeggia le banchine del porto amburghese, le cui case abitate da operai portuali che a causa di una forte recessione economica furono costretti a trasferirsi altrove lasciando vuoti gli appartamenti, vengono occupate da collettivi di artisti, punk, Autonomen e studenti.

Tuttora vi sono otto palazzi occupati all’inizio degli anni 80, che crearono le basi per un vero e proprio rilancio del quartiere. Hafenstrasse diventò il simbolo della resistenza di tutta l’autonomia tedesca.

Case occupate, librerie indipendenti, cucine popolari, birrerie, sale concerti, gallerie d’arte e infoshop diventano espressione di un modello di vita alternativo. Il famoso Schwarzer Block (Black Block) è nato qui con gli Autonomen, in difesa del quartiere, dalle violenze degli sgomberi, e dalla xenofobia.

Si tratta di posto magico dove i variopinti palazzi s’intersecano con porte, finestre, locali e pure semafori interamente ricoperti di sticker e bandiere del Jolly Roger.

Dalle case occupate abbiamo virato sulla Reeperbahn, la strada del peccato, 1km e mezzo di locali, pub, discoteche, teatri, bordelli e chi più ne ha più ne metta, che rappresenta la parte più commerciale del quartiere. Di notte le sue mille luci attirano migliaia di persone in cerca di divertimento. 

Dopo un’imponente mangiata di Lambskaus, piatto tipico amburghese costituito da carne, uova e aringhe, e la birretta della staffa al Jolly Roger siamo tornati in albergo.

La mattina successiva abbiamo fatto i bagagli con un’amarezza senza precedenti. E’ difficile spiegare certe sensazioni. St.Pauli è stato amore a prima vista. Fin dalla nostra prima visita à entrato nelle nostre vene e ci ha riempito il cuore procurandoci una dipendenza immediata.

E’ come vestire un abito che fin dall’inizio ti calza alla perfezione.

E’ la passione per la tua squadra di calcio che irrompe violentemente nell’animo come la tempesta.

E’ un balsamo che lava via le impurità di una società sporca e corrotta.

E’ la scintilla di una speranza di cambiamento.

E’ la consapevolezza che esistono delle realtà alternative e che l’uomo non è ancora del tutto un semplice burattino nelle mani del potere.

E’ fonte di ispirazione e linfa vitale per Haine We Riot, un progetto che cerca e si nutre di realtà come St.Pauli, con lo scopo di raccontarle ad amici, parenti, conoscenti e ragazzini, per dire a tutti che c’è ancora qualcosa di vero al giorno d’oggi

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