Quando abbiamo deciso di fondare Haine We Riot, la prima cosa che ci è venuta in mente è stata quella di condividere esperienze personali, viaggi, passioni, racconti, film, canzoni ed emozioni a tema “controcultura di strada”.

Ne abbiamo trovate moltissime e tutte interessanti ma sentivamo che nel profondo ci mancava un punto di partenza, un posto o una storia che ci colpisse e ci trasportasse talmente tanto da restare travolti.

Parlando e confrontandoci con amici e conoscenti, siamo venuti a conoscenza di un celebre quartiere di Amburgo, chiamato St.Pauli, che dalla notte dei tempi si è opposto ai più svariati diktat economici e sociali;  una sorta di paradiso dei ribelli che combattono la globalizzazione e il capitalismo.

Ci siamo informati meglio cercando notizie e approfondimenti su svariati siti internet e spulciando diversi articoli di giornale.

Quelli con la maggior risonanza e peso politico ne parlano poco e lo dipingono come la panacea di tutti i mali della società di oggi; un quartiere di sobillatori e terroristi, la tana dei famigerati black block, nemici della tranquillità e del benessere cittadino.

Al contrario, voci di strada che trovano riscontro su blog, siti e giornali di nicchia, parlano di una comunità che si oppone all’establishment fin dal 1390, quando il pirata del fiume Elba, Klaus Stortebeker, assaltava le navi della Lega Anseatica per spartire il bottino con le popolazioni più povere.

Un quartiere, storicamente proletario, schieratosi al fianco degli oppressi fin dalla nascita del movimento operaio, che ha opposto resistenza al nazismo e a ogni autoritarismo; un posto di grande fermento sociale e culturale che si onora di aver lanciato i Beatles e altri grandi gruppi musicali dell’epoca nei suoi storici locali.

Un luogo che ha sofferto la crisi economica a causa della modernizzazione dei cantieri navali, la criminalità e il flagello dell’aids fino alla resurrezione degli anni 80, quando St. Pauli si è popolato di artisti, punk, collettivi, autonomi e studenti che hanno portato avanti decenni di lotte in difesa del quartiere, fronteggiando le violenze degli sgomberi, la xenofobia, il razzismo, e opponendosi alla corsa agli armamenti nucleari, diventando il simbolo della resistenza di tutta l’autonomia tedesca.

Si dice che ancora oggi, il quartiere, difenda con orgoglio, fin dall’autunno del 1981, l’occupazione di 8 palazzi popolari nella Hafenstrasse e che gli stessi ideali siano stati  esportati sulle gradinate dello storico Stadio Millerntor, al seguito dell’ FC St.Pauli,  portando avanti con fierezza i valori di “non established”, oltre a tantissimi progetti sociali basati sull’ aggregazione.

Se aggiungo la scoperta di un legame di amicizia esistente, tra alcuni gruppi della tifoseria della Sampdoria della quale faccio parte da una vita, con quella del St.Pauli, ecco che l’interesse si impenna ai massimi livelli.

 

Spinti dall’entusiasmo e dalla curiosità di toccare con mano questa atipica realtà, abbiamo convinto due nostri amici a seguirci in questo viaggio e nel giro di poche settimane abbiamo prenotato.

Così venerdì 30 Giugno2017, dopo un paio di birre a Malpensa, ci siamo imbarcati per Amburgo.

Atterrati all’aeroporto ecco la prima sorpresa della giornata. Non facciamo neanche in tempo a uscire dall’aereo, che sulla rampa che porta verso il ritiro bagagli veniamo fermati da 4 agenti di polizia; enormi, minacciosi e vestiti in divisa antisommossa.

Ci chiedono i documenti e, cosa inaspettata, la prenotazione con le date del nostro soggiorno ad Amburgo. Dopo aver visto che ci saremmo fermati solo tre giorni ci lasciano andare.

Perplessi per il trattamento riservatoci, prendiamo il treno che dall’ aeroporto permette di spostarsi comodamente in centro città e visto che il nostro albergo è situato proprio all’ ingresso di St.Pauli scendiamo alla fermata Landungsbrücken.

Si tratta dei pontili dai quali partono i battelli che effettuano i giri turistici del porto e del fiume Elba.

Appena sceso dalla metro corro verso il pontile più grande, facendo lo slalom tra i passanti. Le ringhiere sono pieno di lucchetti scintillanti. Arrivato alla fine del pontile mi affaccio alla ringhiera e poso lo sguardo sul fiume Elba.

La giornata è grigia e afosa e il cielo minaccia pioggia in grande quantità. Mentre guardo il fiume mi perdo nella sua vastità e nell’ampiezza del porto. La prima impressione è di un grande fermento. I battelli attraversano il fiume a ripetizione e le gru intersecano il cielo con i loro movimenti.

Sulla mia destra inizia la famosa Hafenstrasse mentre, alle mie spalle, una strada porta verso il vero e proprio ingresso del quartiere. Nel locale Blockbrau beviamo la prima media tedesca della vacanza e mangiamo un bratwurst su un terrazzo all’aperto con vista Elba.

La birra è artigianale e il locale è la classica birreria tedesca.

Dopo esserci nutriti ci dirigiamo verso il nostro albergo. Nel chilometro che ci separa dal porto all’Hotel incontriamo numerosi barboni che ci sorridono e ci salutano con allegria quando passiamo,  chiedendoci la carità con grande dignità e inneggiando a St.Pauli.

Sotto il ponte sono provvisti di materassi, coperte, lampade, fornelli e un po’ di cibo. E’ evidente che qualcuno gli aiuta a tirare avanti alla meno peggio.

Arrivati in albergo, lasciamo in camera le valige, ci cambiamo rapidamente e ci buttiamo in strada verso un piccolo parchetto che porta all’ imbocco della via principale del quartiere.

Durante il breve tragitto noto che ogni lampione e ogni panchina è interamente ricoperta di stickers e di adesivi di tifoserie di calcio, del fc sankt pauli, di associazioni e gruppi antirazzisti e antifascisti.

Qui il fermento sociale è alle stelle. A un certo punto tutti e quattro ci fermiamo davanti a una locandina e capiamo immediatamente il motivo del controllo all’ aeroporto. La settimana successiva al nostro arrivo è previsto ad Amburgo il G20, il vertice mondiale dei paesi più industrializzati e il quartiere è sul sentiero di guerra. Il titolo gigante “Welcome to Hell” non lascia scanso a equivoci……si combatterà.

Con la consapevolezza che la città sia blindata e il quartiere pronto a esplodere come un calderone bollente ci avviamo carichi a mille verso l’ingresso di una delle vie più famose di St.Pauli.

La celebre Reeperbahn è pronta a fare la nostra conoscenza.

 

 

 

 

 

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